Qui parliamo di fotografia, arte, cinema e comunicazione - tra riflessioni e strumenti per restare creativi, anche quando il mondo fuori sembra andare in fiamme.
Come forse saprai (ma se non lo sai non è un problema), a fine 2022 ho fatto la scelta di trasferirmi a Gran Canaria, nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico.
Guardando indietro, è stata la scelta giusta per quel momento, ma ho deciso che I'm on to the next chapter of my life.
Le Canarie in un paio d'anni mi hanno dato quello che mi dovevano dare: isolamento, contenimento, protezione, in un momento molto delicato della mia vita.
La bolla degli imprenditori digitali e degli expat alle Canarie non aveva i miei stessi valori: le priorità , per la maggior parte delle persone, erano andare in spiaggia, vedere il tramonto, bersi un bicchiere di vino, parlare di criptovalute. La cultura, l'arte, la creatività e la bellezza non sono necessariamente valori portanti per le persone che si sono raccolte lì.
La noia, dopo 3-4 mesi, ha iniziato a farsi sentire. Pochissime mostre, pochissimi eventi culturali. Anche riuscire ad andare al cinema per vedere un film in inglese era quasi impossibile (con un'unica proiezione in inglese alla settimana, il martedì sera alle 22).
Ho iniziato a sentire il mio cervello e il mio muscolo creativo atrofizzarsi dopo pochissimo: ero su un'isola nel mezzo dell'Oceano Atlantico, all'interno di un'ulteriore isola, quella degli espatriati. Le Canarie hanno un'energia sospesa: non ti chiedono niente, livellano sia le emozioni positive che quelle negative, spesso ti appiattiscono.
La crescente disapprovazione delle persone canarie verso expat, digital nomad e turisti è diventata impossibile da ignorare, e per buone ragioni. Sull'isola ci sono problemi reali legati al costo degli affitti e all'impossibilità , per le persone locali, di riuscire a permettersi una casa.Il malcontento generale è cresciuto talmente tanto negli ultimi anni che Las Palmas è piena di scritte come "COLONIZZATORI TORNATE A CASA"(forse si dovrebbe ricordare agli spagnoli che sono stati loro stessi, 600 anni fa, a colonizzare realmente il luogo, sradicando le popolazioni indigene, ma non sta certo a me farlo). Semplicemente, non volevo più far parte di un problema che le persone del luogo sentono così profondamente.
Come potrai immaginare, dato il punto sopra, c'è poca integrazione. I canari sono gentilissimi, ma spesso tendono a mantenere una certa distanza dagli stranieri, e le vite degli uni e degli altri finiscono per intrecciarsi poco. O almeno questo è quello che ho osservato io. Mi sono trasferita pensando "sono riuscita ad integrarmi in California, figuriamoci se farò fatica in Spagna". E invece.
Una delle tantissime scritte sui muri contro i digital nomad a Las Palmas
Arriviamo a Berlino. Ho sempre voluto vivere a Berlino - è sempre stata il posto giusto, ma non era mai il momento giusto.
L'anno scorso ho trovato per caso online dei corsi dell'Università di Belle Arti di Berlino e ho (letteralmente) sentito una chiamata dal cielo che mi diceva: VAI.
Così ho fatto le valigie, pensando di restare solo qualche mese.
All'Università ho iniziato a remixare le mie fotografie e a disegnarci sopra: una pratica che in questo momento è il mio principale focus di interesse e che sta iniziando a diventare il mio signature style.
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Alla fine dell'esperienza all'Università era chiaro che non potessi più tornare alle Canarie in maniera definitiva: a Berlino ho sentito il mio muscolo creativo riaccendersi, e non volevo che si spegnesse di nuovo.
Anche Berlino ha un sacco di problemi (la gente sempre stra incazzata, le giornate grigie, le distanze che t'ammazzano, le tasse pesantissime), ma li conoscevo già tutti. Ed ero pronta a pagare il prezzo, almeno per un po' di tempo.
Dopo mesi e mesi di riflessioni, ho deciso di finalizzare il mio trasloco, che ho fatto quest'estate: veramente una delle imprese più stressanti e allucinanti di sempre (note to self: non ti trasferire mai più su un'isola che ha anche una dogana).
Ho detto addio alla mia casetta con vista (anche se lontana) Oceano, allo spagnolo, a una vita molto piatta ma anche sicura, all'avere tutto a 10 minuti a piedi di distanza.
Tutte queste scatole sono arrivate dopo due mesi e completamente spaccate, thanks to dogana and thanks to UPS
Ma perchè Berlino?
Da qui posso vendere e spedire le mie fotografie (dalle Canarie non potevo farlo, come ti ho raccontato sopra).
C'è un evento creativo, una mostra, un concerto al giorno.
Sono costantemente circondata da persone che hanno fatto dell'arte e della creatività il loro mestiere, che non le hanno scelte come piano B. Questo è impagabile, mi stimola e mi motiva tantissimo.
Ho voglia di imparare ancora tanto a livello artistico.Mi ritengo una fotografa ormai solida, dopo 20 anni di pratica, ma ci sono tante altre skill - disegno, pittura, scrittura, grafica - che voglio sviluppare, e questo è il posto giustissimo per farlo.
Posso andare al cinema! Posso andare al cinema! Posso andare al cinema!
I fell in love! E ho deciso di trasferirmi qui con il mio ragazzo, che non è tedesco ma vive appena fuori Berlino già da anni.
Infine, Berlino dista un'oretta e mezza dall'Italia. Amazing, in confronto alle 5 ore in economy class con le gambe schiacciate che mi dovevo sorbire viaggiando dalle Canarie. Da Berlino posso prendere un volo per l'Italia molto più facilmente e in un attimo vedere familiari, amici e studenti.
Grazie per avermi letta in questa newsletter un po' più personale - le prossime torneranno ad essere a tema creatività , fotografia e comunicazione.
Un abbraccio, passa una buona giornata.
Ire
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Irene Ferri - Arizona
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